L’Italia punta a raccogliere 140 milioni di Euro attraverso una nuova imposta sul fatturato delle scommesse

Il governo italiano introdurrà una tassa dello 0,5% sul fatturato delle scommesse sportive dei licenziatari, che prevede di raccogliere 140 milioni di Euro per finanziare il recupero degli sport del Paese a seguito della crisi del coronavirus (Covid-19) e della conseguente quarantena.

Il Decreto Legge n° 34, noto anche come Decreto Rilancio, stabilisce una serie di misure urgenti riguardanti il sistema sanitario italiano, oltre a fornire supporto ai datori di lavoro e aiutare l’economia a riprendersi dopo la pandemia. È diventato legge la scorsa settimana, dopo che la legge è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale italiana.

Nel Decreto si può trovare un articolo che tratta il Fondo per il Rilancio del Sistema Sportivo Nazionale istituito sotto il Ministero dell’Economia e delle Finanze. Distribuirà denaro al Ministero della Gioventù e dello Sport per sostenere il recupero degli sport professionistici e amatoriali in tutto il Paese.

Il denaro per questo fondo verrà generato attraverso una tassa dello 0,5% sulle scommesse sportive, sia le scommesse online che quelle effettuate nelle agenzie fisiche. Questo deve essere pagato su base trimestrale, fino al 31 dicembre 2022.

Attraverso questo nuovo fondo, il Ministero dell’Economia e delle Finanze mira a raccogliere fino a 40 milioni di euro nel 2020, quindi ulteriori 50 milioni di euro nel 2021 e infine altri 50 milioni di Euro nel 2022. Se l’obiettivo di un anno intero fosse superato prima della data di scadenza della tassa, il decreto dice che la tassa potrà essere sospesa in una data precedente.

L’imposizione della tassa è dovuta al fatto che i settori delle scommesse sportive online e fisiche in Italia soffrono gravemente della sospensione di tutte le principali competizioni sportive. Ciò ha comportato un calo delle entrate delle scommesse del 59,3% a 75,3 milioni di Euro a Marzo, prima di precipitare del 72,7% a soli 20,6 milioni di Euro ad Aprile.

L’associazione italiana degli operatori, la Lega Operatori di Gioco su Canale Online (LOGiCO), ha descritto la nuova imposta come “inappropriata e insostenibile” dal punto di vista sia economico che legale, perché viola il principio di equità delle tasse e minaccia di favorire gli operatori offshore.

Il presidente di LOGiCO, Moreno Marasco, ha sottolineato che un prelievo dell’1% sul fatturato equivale a un’imposta sul reddito lorda del 20% che, abbinata a un’imposta esistente del 24% sugli introiti lordi, significa che le tasse pagate dal settore sarebbero quasi raddoppiate.

Marasco ha affermato che il settore delle scommesse ha sempre sostenuto lo sport e ha sostenuto che il modo più logico per l’industria di fornire finanziamenti sarebbe attraverso accordi di sponsorizzazione. Questo, tuttavia, è stato reso impossibile dal divieto generale di pubblicità delle società di scommesse introdotto dal 1° Gennaio 2019.

Cosa succederà adesso?

L’iter del Decreto e le discussioni e audizioni sono iniziate alla Camera dei Deputati Martedì 26 Maggio e si protrarranno fino al 29 Maggio, chiamando in causa via via tutte le parti in gioco.

Si è iniziato con il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, nelle Commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato. Verranno poi sentiti il presidente dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio, Giuseppe Pisauro, con i rappresentanti di Cgil, Csil, Uil e Ugl, di Confindustria, Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato, Casartigiani e Cna e dell’Abi, Fipe, Anci, Upi, Conferenza delle regioni e il direttore dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani, Carlo Cottarelli, per finire con l’audizione dei
rappresentanti di Federdistribuzione.

Commento

Sono comunque varie le iniziative del governo in aiuto del settore del gioco, con il rinvio o la riduzione o la rateizzazione di imposte e tasse, oltre a incentivi economici ai gestori di sale da gioco e di agenzie di scommesse. Inoltre, come ben sappiamo, i guadagni in questo settore sono elevatissimi e non sempre questo corrisponde a una percentuale di vincita reale all’altezza.

Rinunciare ad uno 0,5% per il bene dell’economia e dei cittadini non mi pare che sia qualcosa su cui scandalizzarsi, anzi mi sembra molto poco se paragonato ai miliardi di euro che ogni anno vengono incassati dai gestori e distributori.

Come al solito, i penalizzati alla fine saranno i giocatori che hanno visto ridurre sempre di più le vincite negli anni, e sicuramente anche in questo caso saranno ingiustamente i pagatori finali di questa nuova tassa.

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