La Storia delle Scommesse Sportive

La storia delle scommesse sportive è molto interessante. Fin dai tempi antichi era difficile per chiunque rimanere uno spettatore indifferente di fronte a una sfida con un premio in palio, era bensì più comune volerci partecipare.

Non contava tanto che tipo di competizione o di che sfida si trattasse, quanto il fatto stesso di prenderne parte. Lo spettatore che azzeccava il vincitore o il risultato finale riceveva la somma su cui ci si era accordati. Ed è così che le scommesse sportive sono cominciate. All’inizio si trattava di semplici puntate tra spettatori, il cui unico scopo era di indovinare chi sarebbe stato il vincitore, ma la complessità del gioco e delle scommesse era destinata a cambiare rapidamente. I giocatori potevano scommettere su quale goccia di pioggia raggiungesse prima il davanzale, o su quale gallo sopravvivesse durante un combattimento all’ultimo sangue. Sin dai tempi antichi qualsiasi cosa poteva essere il soggetto di una scommessa: case, mogli, figli, le campane della cattedrale o persino un intero stato. Una poesia cinese del IV secolo A.C. racconta di due scommettitori, appassionatamente ossessionati dal gioco d’azzardo, che avevano scommesso su da che parte del ramo una foglia di betulla sarebbe caduta […].

Non passò tanto tempo per accorgersi che uno, per poter scommettere, aveva necessariamente bisogno di un oppositore. Allora si iniziò a cercare, e formarsi, la figura di un intermediario professionista che potesse essere di fiducia per entrambe le parti. Non ci volle molto. Questo intermediario iniziò ad accettare scommesse da chiunque volesse partecipare al gioco. Ecco come nacquero i primi bookmaker. Il bookmaker nasceva quindi dall’esperienza delle scommesse tra persone che puntavano una somma grande o piccola, sulla probabilità di un evento.

Un approccio più professionale, per quanto riguarda l’incasso del profitto derivato dalla vincita di scommesse, iniziò con le gare dei cavalli. Originariamente il primo scopo dell’ippica era quello di comparare i risultati dei cavalli e dimostrarne le proprie capacità ai potenziali acquirenti.

Per generare interesse, alcuni totali sconosciuti iniziarono a puntare tra di loro su quale cavallo avrebbe tagliato per primo il traguardo. Iniziò tutto spontaneamente, ma nel XIX secolo, in Inghilterra sorsero i primi bookmaker ufficiali. C’era chi si occupava di controllare il processo di accettazione delle scommesse e di distribuire i soldi delle vincite, tenendosi una piccola percentuale per il servizio. Le abilità principali per un bookmaker è quella di accettare il più alto numero di scommesse e di non perdere mai di vista l’interesse economico.

In teoria funziona così: un bookmaker decide le scommesse per avere la percentuale di profitto sempre a proprio vantaggio. Ecco un esempio: in una corsa di sette cavalli quasi uguali, un bookmaker offre una puntata di 5 a 1 (un punto in meno rispetto alle condizioni naturali) per cavallo. Supponendo che vi siano scommesse di un valore uguale su ciascun cavallo, non importa quale cavallo arriverà prima, il profitto del bookmaker sarà sempre un settimo di tutte le scommesse su questa gara.
Purtroppo, in pratica, non è tutto così semplice.

Storia Delle Scommesse Sportive

Negli anni successivi venivano inventati dei dispositivi in grado di calcolare le probabilità di vincita e le quote per ciascun evento automaticamente. Dopo che ciascun giocatore ha puntato la propria parte su uno specifico match o sfida, e quindi si conosce il totale, viene sottratto al totale la percentuale destinata al bookmaker e il resto distribuito tra i giocatori.

Ovviamente più gente punta sulla parte favorita, più diminuisce la somma distribuita in caso di vittoria. Per aumentare il totale massimo che uno piò vincere e rendere la scommessa più interessante, i bookmaker cercano di rendere più complesse le scommesse in modi differenti.

Per esempio, uno può puntare non solo su un evento singolo, ma su diversi eventi simultaneamente. In questo modo le possibilità di vincita aumentano notevolmente. Il dispositivo inventato da Ekberg era stato usato per la prima volta nel 1880 in Nuova Zelanda. Il primo totalizzatore consisteva in una macchina abbastanza semplice che faceva calcoli aritmetici.

Il primo congegno elettronico è stato testato nel 1913 ed è noto come il Totalizzatore Australiano, presto diffuso negli USA. I giocatori sin da subito si sono interessati a ampliare il proprio ventaglio di scommesse e soprattutto le possibilità di vincere alzando le percentuali. Dopo viene introdotto un nuovo metodo di scommesse con la comparsa di un sistema automatico in cui i giocatori possono decidere da soli la somma vincente. Il cavallo sarebbe stato venduto al miglior offerente. Lo svantaggio di tale sistema era che poteva vincere solo una persona.

Infine il problema veniva risolto, quando nel 1872, un tale Pierre Oler, calzolaio parigino, inventò una modifica al sistema, grazie alla quale infiniti partecipanti potevano acquistare la propria quota a qualsiasi somma, e il resto veniva diviso proporzionalmente tra i giocatori. Il sistema di Oler, chiamato “Pari Mutuel”, che significa puntare contro tutti gli altri, si rivelò molto popolare. Nonostante inizialmente il governo francese non espresse il proprio favore nei confronti di questo nuovo sistema, questo divenne l’unico metodo di scommessa legale in Francia. Oggigiorno vengono utilizzati diversi tipi di totalizzatori nel sistema Oler, e spesso vengono integrati nei sistemi computerizzati.

Ci sono due principi alla base di questo sistema. Prima di tutto, tutte le scommesse accettate prima dell’inizio della gara vengono registrate e sommate. Secondo, dopo la fine della gara, viene calcolato l’interesse e il premio viene deciso, al netto delle tasse governative.

Ovviamente tutti questi meccanismi e gli aspetti di algoritmi necessari per l’effettivo funzionamento dei vari sistemi, sono argomenti di poco interesse per il giocatore. L’aspetto principale per il giocatore è il risultato. Nonostante ciò, i bookmakers non volevano perdere la propria clientela. Le persone preferivano avere a che fare con una persona piuttosto che con una macchina. Inoltre, bisogna ricordare che molti scommettitori nutrivano notevole scetticismo nei confronti dei primi totalizzatori.

Il numero di payouts quando si utilizza un totalizzatore è sconosciuto fino a quando non si chiude il processo di registrazione delle scommesse. Fa paura scommettere su un cavallo dato a 4a1 per poi scoprire che le tue chance sono scese drasticamente a 2a1. C’è anche chi raccontava storie di come i proprietari degli ippodromi scommettevano ingenti somme a fine corsa per garantirsi grossi bottini.

Queste lamentele sono finite quando i totalizzatori sono stati migliorati, e le agenzie governative hanno aumentato il controllo sulle attività, visto che le tasse relative alle scommesse era iniziato a diventare un entrata abbastanza consistente.
Nel XIX secolo il sistema Pari Mutuel era stato testato negli States per poi stabilirsi definitivamente in Kentucky nel 1908. Nel 1940, New York era rimasto l’ultimo stato dove le scommesse erano proibite, e il sistema Pari Mutuel era il solo metodo legale per le gare sportive. Tutto ciò è avvenuto principalmente sotto l’influenza dei governi dei vari stati, visti i benefici derivati dalle tasse sulle scommesse.

In alcuni Paesi come l’Inghilterra, dove i bookmakers co-esistevano insieme al sistema Pari Mutuel, i bookies sono comunque il metodo di scommesse più diffuso. Quelle persone che scommettono un sacco di soldi su gare, si lamentando del fatto di essere forzati a scommettere con i totalizzatori tra se stessi, visto che più alto è il numero di scommesse, meno sono i payouts. I piccoli scommettitori preferiscono gestire le proprie puntate con i bookmakers esterni alle gare. Possono fare piccole puntate che non sono accettate invece dai totalizzatori. A parte il fatto che grandi e piccoli investitori ricevono un servizio extra da quest bookmakers (la possibilità di scommettere via telefono e, soprattutto, la fiducia).

Anche in Paesi dove le scommesse sono illegali, bookmakers di contrabbando continuano a proliferare. Per rendere il processo di scommesse più facile da capire per i vari giocatori, i bookmakers hanno iniziato a contare sulle quote fisse e che non dipendevano dalla loro distribuzione. Veniva anche introdotto un metodo di handicap. Per equalizzare le possibilità di cavalli con capacità differenti, uno di questi riceveva un cosiddetto valore di “handicap” aggiuntivo. Così, le scommesse diventavano più interessanti e divertenti per i partecipanti ma allo stesso tempo sempre più difficili da contare e tenere sotto controllo da parte dei bookmakers stessi.

Di conseguenza iniziarono a nascere tante organizzazioni di bookmakers, capaci di accettare, processare e pagare le vincite su scommesse sportive o su altri eventi legati all’azzardo. Nate in Inghilterra, presto si diffusero in tutto il mondo. Nella seconda metà del XX secolo, i bookmakers iniziarono ad accettare scommesse non solo su gare di cavalli o cani, ma anche su altri tipi di competizioni sportive, facendo diventare così il mondo delle scommesse un business molto redditizio. Sicuramente non si può paragonare il pubblico di una partita di calcio con il pubblico di una corsa di cavalli. Dopo un po’, a parte le scommesse sportive, i bookmakers iniziarono ad accettare scommesse su eventi di politica o eventi culturali (elezioni, contest musicali ecc.).

Le scommesse nell’era di internet

Un ruolo decisivo nella storia delle scommesse lo ricopre sicuramente l’avvento di internet.
La crescente popolarità del World Wide Web è una pietra miliare nello sviluppo del business delle scommesse. In passato, per poter effettuare una scommessa, era necessario recarsi personalmente presso l’ufficio del bookmaker. Questa necessità è diventata irrilevante grazie allo sviluppo dell’informazione e delle tecnologie di telecomunicazione. La versione online degli uffici di scommesse (siti di scommesse online) iniziò a diffondersi negli anni ’90. Per esempio, il sito del famoso bookmaker britannico William Hill è stato lanciato nel 1995. Il primo bookmaker post-sovietico a lanciare un sito era Fonbet. Ha iniziato ad essere operativo nel 1997. Probabilmente, uno dei più conosciuti dell’era post-sovietica e uno dei più affidabili è Favorit Sport o FavBet, società conosciuta all’estero con il nome di BetInvest.